MONOGRAFIE CINEMATOGRAFICHE “dal niente”: GREGG ARAKI

Posted on 28 dicembre 2010 di

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Per il secondo appuntamento della mia rubrica di cinema mi occuperò di un altro regista del cinema indipendente americano, Gregg Araki, il nuovo re della cinematografia “queer” d’oltreoceano.

Araki è famoso nel panorama internazionale per la sua miscela di comicità surreale, estetica splatter, tematica lgbt e surrealismo dark anni novanta. Prendendo spunto da altri registi quali Bruce LeBruce e David Lynch, ha creato un cinema originalissimo, sempre denigrato dalla critica ma amatissimo da una piccola nicchia di ammiratori.

Il suo primo successo risale al 1992 con The Living End, storia on-the-road di due gay sieropositivi nell’America odierna, per poi trionfare con la trilogia sull’adolescenza dannata di Totally Fucked Up (documetario su giovani gay e lesbiche Californiani), seguito da Doom Generation (il più premiato tra i tre, storia di un menage-a-trois tra droga, perversione e morte) e infine Nowhere (considerato un “Bverly Hills 90210 sotto acido”, uno psichedelico viaggio tra i giovani d’oggi e un saggio delirante sulla perdita dell’innocenza).

Approda poi nel terzo millennio a un cinema più maturo con il drammatico Mysterious Skin, tratto dal romanzo di Scott Heim, che racconta la storia di due ragazzi che hanno vissuto una comune esperienza, ma che riescono a reagire ad essa solo in maniere completamente diverse; una storia su incontri ravvicinati del terzo tipo e pedofilia, raccontata con amarezza e lucidità.

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