Alla scoperta di Fellini: “Le notti di Cabiria”

Posted on 28 novembre 2011 di

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Noi italiani sappiamo ridere. E sappiamo ridere della vita. Questo lo possiamo vedere nel nostro tipico carattere, in molta nostra cultura e nell’arte. Anche quando la nostra sorte è amara non ci vergognamo di essere degli inguaribili e ingenui ottimisti.

Le notti di Cabiria è un vecchio film di Fellini del 1957 con protagonista la talentuosa moglie del regista, Giulietta Masina, in passato già splendente in quel capolavoro de La Strada (1954) che valse al regista il primo premio Oscar per un film italiano, nella storia del cinema.

La tragicomica vicenda narra le avventure di Cabiria, una povera e sventurata prostituta di Roma con l’eterna speranza nel cuore di trovare un giorno l’uomo giusto che la sposi. Cabiria vive in periferia, nei pressi dell’amica Wanda, anche lei signora della strada, tra l’odio delle altre lucciole e il complesso d’inferiorità con le dame dei quertieri alti. Giorno dopo giorno, Cabiria vede le sue speranze di trovare la felicità svanire lentamente.

Un giorno, durante un numero di magnetismo in un baraccone, un mago si prende gioco di lei di fronte a decine di spettatori, di cinici “burini” che non sanno quanto vuoto alberghi nel cuore della giovane donna, facendole vivere un idillio fasullo solo attraverso l’uso della magia. Ma Cabiria è sempre lì pronta a difendersi con la sua forza e sagacia degna di una guerriera solitaria che non vuole arrendersi ma che anzi sa sempre beffarsi della realtà che ogni giorno cerca di opprimerla.

Giulietta Masina risplende ancora una volta in quest’opera del maestro e sa essere incredibilmente esilarante quanto inesorabilmente tragica. Troviamo le continue immagini di una fede in Dio e nella religione che sono solo vane isterie di massa e che niente possono salvare; uno splendido affresco di una Roma notturna e ruspante alle porte degli anni 60; questo e molto altro ancora fanno di quest’opera un piccolo gioiello da riscoprire in tutta la sua fresca e dolceamara “italianità”.

Esso ci nasconde ciò che non vuole subito svelare: un’inesorabile pessimismo nei confronti dell’amore e della fiducia nei confronti prossimo, che rimane un ceco opportunista solo quanto noi. Nel carosello finale, solo l’ironia che abbiamo nel sangue sembra poterci salvare.

Il mio resta solo un invito a vivere per due ore assieme a Cabiria quella strada, aspettando sotto la pioggia che una macchina qualunque si fermi a raccoglierci. Ma non aspettando più quella felicità.

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Posted in: Cinema