Islamic Fashion

Posted on 27 dicembre 2010 di

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di Nadia Saccardi.

Questo è il mio primo post e lo pubblico da neolaureata. Le ragioni che mi hanno spinto a scrivere sono innanzitutto la disoccupazione, che mi porta ad avere una quantità abnorme di tempo da voler riempire in qualche modo. La volontà di non trasformare immediatamente in carta straccia una tesi di laurea che mi aveva appassionata. E la piacevole idea di sentirmi responsabile di introdurre una sezione moda a questo blog.

Il mio desiderio è quello di parlarvi oggi del fenomeno dell’Islamic fashion, ovvero la nascita di una moda islamica avvenuta da circa un decennio. Con la caduta del muro di Berlino e la nascita di un mondo globalizzato si è assistito ad una contrazione spazio-temporale del pianeta. Circolano merci, informazioni, persone, provocando un contatto fra le diverse manifestazioni culturali, che si influenzano e modificano reciprocamente. Attualmente la presenza musulmana in Europa si aggira attorno ai 18-20 milioni di individui, una percentuale dei quali desidera presentarsi nella scena pubblica come visibilmente musulmano.

Fino a pochi anni fa le possibilità che si presentavano ad essi erano o di acquistare abiti importati direttamente dal Medio Oriente o di progettarseli e cucirseli in proprio. Per entrambe le soluzioni, difficilmente i capi potevano apparire alla moda: nel primo caso, infatti erano cuciti miseramente, con un materiale inadatto al clima occidentale e stili-sticamente non rispecchianti i rapidi cambiamenti del sistema moda; nel caso secondo, quello degli abiti fatti a mano, potenzialmente le possibilità di sperimentazione ed inventiva erano maggiori, ma solo nel caso in cui la creatrice fosse in possesso di grande talento sartoriale. E’ con gli attentati dell’ 11 settembre 2001 che l’Islam inizia ad essere sotto i costanti riflettori dei media. I musulmani d’Occidente vivono un processo di riscoperta della propria identità, radici, fede e al contempo nasce un sistema di consumo musulmano (di cui ben presto le multinazionali fiutano le possibilità di guadagno) e una moda islamica, volenterosa di rivalorizzare l’immagine pubblica musulmana. Si moltiplicano gli eventi locali ed internazionali islamici come fiere annuali, l’IslamExpo o il GPU (Global Peace and Unity) che attraggono migliaia di visitatori. Internet diviene una fonte irrinunciabile, permettendo la compra-vendita di prodotti attraverso una rete globale.

La maggioranza degli stilisti che si occupano di rivoluzionare sul piano estetico l’abito tradizionale islamico appartengono alla seconda generazione di emigrati e quindi sono cresciuti a stretto contatto con la cultura occidentale e le sue mode, socializzati a concetti quali quelli di individualismo e libertà d’espressione. Cercano di coniugare i desideri, un tempo considerati inconciliabili, di modernità e adesione al precetto coranico di copertura del corpo, sopperendo all’assenza sul mercato  di indumenti adatti per lavorare, partecipare a conventions o, nel tempo libero, agli sports, insomma, a tutte quelle attività a cui prende parte quotidianamente un cittadino socialmente attivo. Dal Fashion Mainstream sono ripresi tagli, stili, tessuti, colori, design, pur rispettando il principio coranico del rispetto del pudore e della dignità femminile che prevede la copertura del corpo.

L’Islamic Fashion risulta una delle tante manifestazioni culturali di un fenomeno sociale più recondito, che è quello della nascita, in ambito musulmano del concetto di individuo, che si infiltra nella struttura olistica della Umma, la comunità di tutti i fedeli, trasnazionale e globale, da sempre punto di riferimento fondamentale per i musulmani. Il processo di individualizzazione che si verifica necessariamente a seguito dell’esperienza dell’immigrazione (in quanto l’emigrato impara a porsi nella scena pubblica come soggetto autonomo e libero di scegliere se aderire o meno alle sue originarie radici culturali) spinge a considerare la possibilità di una nascita nell’intero mondo musulmano del concetto di individuo, così strettamente connesso a quello di democrazia, passante attraverso la porta dell’Euro-Islam.

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