Un epitaffio

Posted on 5 agosto 2010 di

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Siamo generazioni di mezzo, perse nel traffico della storia. La guerra fredda è morta con la nostra nascita. La seconda repubblica è caduta con i nostri denti da latte. Siamo cresciuti tra il frastuono dell’ascesa berlusconiana e il rumoroso crollo delle grandi utopie. Abbiamo visto le macerie della Jugoslavia e antiche faide di sangue spazzare via popoli e sterminare nazioni mentre giocavamo con le bambole. Abbiamo vissuto l’undici settembre senza davvero renderci conto di ciò che stava accadendo: eravamo così giovani che la nostra fantasia non era ancora abbastanza povera per essere superata dalla realtà. Abbiamo subito lo stupro collettivo di Genova, dove abbiamo imparato che lo Stato significa anche, ancora, morte. Abbiamo venerato gli idoli adolescenti del pop, le lolite pubescenti dei sogni proibiti, li abbiamo visti cadere nel fango ed essere ricoperti di oblio. Abbiamo sentito che la fine del mondo è vicina, e aspettiamo una qualche catastrofe vivendo vite senza futuri. Abbiamo pisciato nelle strade, bevuto nei parchi, coltivato piantine di marijuana sul terrazzo. Abbiamo visto abbastanza televisione da non poterne più e non poterne più fare a meno. Abbiamo guardato il declino della musica e rimpianto i grandi, che, si sa, sono sempre andati. Abbiamo voluto qualsiasi vita, ma non la nostra. Abbiamo letto troppi libri e visto troppi quadri per creare dell’arte autentica. Abbiamo assistito all’esodo dell’Africa che sbarcava, povera e derelitta, su miseri barconi per andare a morire – la Grande Madre feconda – di stillicidio quotidiano per mesi bianchi e vuoti in squallidi centri che solo per caso non hanno nome prigione. Abbiamo scoperto che la voglia di cambiamento è un delitto, l’impegno un crimine, l’intelligenza critica un difetto. Abbiamo capito che conviene fare i tronisti e le veline invece che spaccarsi il culo giorno su giorno per una manciata di soldi che saranno inghiottiti da tutti i bisogni che questa triste società ci ha indotto. Abbiamo trascinato le nostre carcasse giovani e stanche lungo giorni su giorni e notti su notti, agendo sempre per il piacere e pregando sempre per un senso. Inutilmente.

V.

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Posted in: Racconti