Di bus turistici e altre sciochezze

Posted on 4 agosto 2010 di

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Oggi pomeriggio, bighellonando per il centro cittadino, mi sono imbattuta nel bus turistico – a cui spetta l’onore del singolare, finché la moda non prende piede. E’ un affarino che rispetta la tradizione di genere, presentandosi rumorosamente oltre la soglia del cattivo gusto; una cosina a due piani che fa tanto swinging London, con il piano superiore rigorosamente scoperto per rimirare il panorama e godersi la brezza estiva. Sul fianco rosso fiammante ostenta nome e funzione bilingue, scritte in un grassetto simpatia verde, oltre che foto modificate dei monumenti di spicco della città stile Pop Art ‘de noantri’.

Di seguito, la retorica riflessione sul turismo odierno. Se vi annoia cambiate canale.
Che il turismo sia diventato consumistico al pari di ogni altra attività su questa terra – dal sesso all’ Arte, dalla pulizia all’ istruzione – è cosa nota. Il turismo è imprigionato nella formula tempi brevi e voracità, che trova la sua punta di diamante nei viaggi organizzati: cinque giorni quattro città, infinite scarpinate frettolose, un’occhiata da fuori alle meraviglie artistiche e via sul bus alla volta della prossima meta. Come se bastasse dire sono stato sulla Torre Eiffel per aver visto Parigi, come se una foto davanti al Colosseo valesse Roma. Il giretto panoramico è la migliore esemplificazione di questo trend: ecco, ho visto le maggiori chiese, i musei, la piazza dove hanno ammazzato Tizio, la casa di Caio, il cimitero di Sempronio, insomma, ho visto tutto. Visto? Sei sicuro di aver guardato? Di questi viaggi non restano che frammenti di immagini fissate su un chip digitale, ombre di impressioni, pensieri fugaci. E non per niente ‘turistico’ ha assunto nel nostro vocabolario accezione negativa.

Prendiamo ora una possibile alternativa. Costa poco, e non necessita di un tempo maggiore- si sa, d’altra parte,chi ha tempo oggi di prendersi un mese per conoscere un posto, batterne le strade, assimilarne l’accento e l’odore? La formula è perdersi. Buttarsi nelle strade sconosciute. Mettere da parte le cartine, la cronologia, le cose da vedere. Lasciar perdere la Porta di Brandeburgo e il Prado. Non sono così importanti. Lasciarsi cullare dalla sinfonia cittadina. Prendere una metro a caso, scendere al capolinea e vedere cosa sta intorno al centro tirato a lustro. Finire in un localino che le guide non indicavano e bere la birra migliore della tua vita. Il rischio peggiore è trovarsi in un posto vero, con gente vera. Che siano spacciatori o nonnette dei sobborghi residenziali. Ma vagate. Per i monumenti c’è sempre Wikipedia.

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Posted in: Pazzo mondo