Presentazione del libro “Filosofia di Berlusconi. L’essere e il nulla nell’Italia del Cavaliere” (Ed. Ombre Corte)

Posted on 4 febbraio 2011 di

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Mercoledì 9 febbraio 2011 alle ore 17:30 si terrà l’incontro di presentazione del libro “Filosofia di Berlusconi. L’essere e il nulla nell’Italia del Cavaliere” (Ed. Ombre Corte) presso l’aula T1 del Polo Zanotto (Viale dell’Università,4 – Verona)

Introduce Guido Avezzù, Preside della Facoltà

conversano
Lorenzo Bernini, autore
Carlo Chiurco, curatore
Olivia Guaraldo, autrice
Italo Sciuto, autore
Alberto Tomiolo, saggista e scrittore

conduce
Alessia Rotta, giornalista

A moderare la maggior parte degli incontri sarà sempre un ricercatore della Facoltà di Lettere e Filosofia che desidera, in questo modo, dare spazio e valorizzare le proprie risorse in un momento complesso e difficile per le Università italiane.

 

CI SIAMO STATI

La presentazione del libro riscuote un successo insperato anche tra gli stessi autori, al punto che è necessario trasferire pubblico e relatori in Aula Magna.

Si parte con una presentazione di Chiusco, che parla della ‘necessità morale’ che ha spinto gli autori ad analizzare il berlusconismo da un punto di vista strettamente filosofico, accademico, sistematico. Una necessità morale di fronte al ‘colpevole silenzio’ degli intellettuali italiani negli ultimi 15 anni, un silenzio rotto qua e là da critiche circostanziate, o da interventi giornalistici, ma non da un’analisi attenta, come invece questo libro si propone di fare.

Interessante anche il contributo di Bernini, che nel suo saggio rispolvera, per definire il berlusconismo (in senso politico e culturale), la vecchia categoria della tirannide. Nella tirannide, infatti, al contrario del totalitarismo novecentesco, non incontriamo né la volontà di costruire un uomo nuovo, né un lider maximo a cui le folle debbano ispirarsi in questo cambiamento antropologico epocale, né, infine, l’assenza di libertà che ne consegue: la tirannide è caratterizzata da una libertà ipertrofica- perlomeno dal punto di vista morale e all’apparenza politico- del cittadino/suddito, che si rispecchia e riflette nella libertà- licenza del tiranno stesso. Il tiranno non è infatti il modello che la massa deve imitare, ma un elemento estratto dalla massa ed elevato al potere: un uomo comune, con vizi comuni, un rappresentante quasi stereotipato dello spirito della nazione. Per il berlusconismo si potrebbe forse prendere in prestito la frase coniata da Gobetti riguardo al fascismo: in fondo, non è altro che un’ autobiografia della nazione. Nella tirannide, poi, le distrazioni più varie (i famosi circenses) diventeranno un compenso della libertà perduta.

Da parte della professoressa Guaraldo si ha poi una riflessione sul ruolo della donna in questo contesto socioculturale che è l’era di Berlusconi. Si parla di patriarcato seduttivo: stando infatti alle testimonianze delle signorine interessante nello scandalo sessuale più corposo dell’Italia democratica, il signor Bunga-Bunga non desidera la semplice sottomissione della donna in questione, ma ne desidera la soddisfazione. Emerge così una sorta di ‘imperativo del piacere’: la donna non solo come oggetto, ma oggetto consenziente, entusiasta, grato della sua stessa mortificazione (mortificazione di cui le signorine in questione non sono assolutamente consapevoli, visto come sbandierano fiere a canali unificati compensi, regali, e abitudini sessuali del signor B, nda).

Con Sciuto il discorso si fà poi più prettamente filosofico, con una riflessione anche sul malcostume di una ‘chiesa costantiniana’ che si aggrappa sempre più al potere politico, e che ha dato luogo ad un’ ‘oscena fornicazione’ tra gerarchie ecclesiastiche e berlusconismo, “filosofia” che trasgredisce ripetutamente e senza grande scandalo ad alcuni dei comandamenti fondamentali (non nominare il nome di Dio invano; non rubare; non desiderare la donna d’altri). All’apparente rispetto dei valori tradizionali si accompagna una sorta di doppio oscuro dove opera la trasgressione, e su cui si basa il consenso e l’identificazione dell’ “uomo del popolo”. D’altra parte, Sciuto parla per la nostra epoca di un ‘nichilismo compiuto’, diverso dal nichilismo novecentesco che si presentava come un incapacità di dare una risposta di senso alla vita e al mondo, ma invece un nichilismo che aggredisce e corrode la realtà stessa.

 

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