Ecuador! Ecuador!

Posted on 27 dicembre 2010 di

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Intervista confusa a sei Ecuadoriane a Verona.
Di Mariagiulia D.P e Matteo P.

Come vi sentireste ad affrontare il primo inverno della vostra vita a 18 anni?
In Ecuador non ci sono le stagioni. Come suggerisce il nome, questo paese si trova all’ altezza della linea equatoriale, per questo il clima rimane sempre uguale, un’ eterna primavera che non conosce cicli.
Ale, Mariale, Sofi, Pao, Gaby e Pame sono morte di freddo quando le andiamo a trovare a casa. C’è chi sta avvolta in una coperta, chi si è messa il cappotto, una si è abbandonata sul divano e si soffia il naso in continuazione.
Verona, ultimi giorni di novembre, ha appena nevicato nelle colline attorno alla città.
Queste sei ragazze sono qui per studiare per un anno all’ Università, poi torneranno(forse per sempre) nel loro paese.

Per prima cosa: sapete dov’ è l’ Ecuador?
Per tutti quelli che pensano che si trovi in Africa (che sono molti di più di quelli che si potrebbe pensare)… l’ Ecuador è in America del Sud, confina a nord con la Colombia, a est e a sud con il Perù e a ovest con l’ Oceano Pacifico. In Ecuador c’ è il mare, ci sono i vulcani, i colibrì e… le Ande. Quito, la città di 3 milioni di abitanti da dove vengono le nostre ragazze, nonché la capitale, si trova a 2800 metri di altezza!!

Secondo: le sei ragazze in questione non sono basse e grassottelle e hanno la pelle molto più chiara di quello che potreste pensare. Una sembra una finlandese da quanto è bianca, una invece è addirittura bionda!Parlano spagnolo, sono economicamente benestanti e adorano fare shopping da Zara.
Siamo andati da loro perché siamo curiosi di sapere di più sul posto da dove vengono, ma non solo. Vogliamo chieder loro che cosa pensano della nostra città, come si trovano. Abbiamo voglia forse che qualcuno ci offra uno sguardo esterno sulla realtà in cui siamo quotidianamente e inevitabilmente troppo immersi.

Nell’ intervista che leggerete troverete molte idee e un po’ confuse, ma tanti spunti interessanti che vorrete sicuramente approfondire.Le domande che abbiamo fatto possono sembrare stupide, e penserete che non si può chiedere di generalizzare troppo su certi argomenti così complessi. Ma noi siamo convinti che sia naturale per la mente umana procedere per luoghi comuni, all’ inizio…grazie ai luoghi comuni a volte ci sorgono spontanei certi dubbi, certe domande, inquietudini. È in questo momento che si crepa la bella apparenza e cominciamo a intravedere i lineamenti veri e inaspettati della realtà, che non possono fare altro che stupirci e spiazzarci proprio perché sono troppo veri.

Matteo: Cosa ti piace e cosa non ti piace dell’ Ecuador?

Ale, Mariale, Sofi, Pao, Gaby e Pame:
“Siamo felici di avere l’ opportunità di raccontare del nostro paese.
Quasi nessuno qui sembra saperne niente! Molti pensano che viviamo nella foresta in capanne di paglia, e ci chiedono perché non abbiamo la pelle scura, visto che veniamo dall’ Africa…
Un nostro amico una sera ci ha detto: “Ma non è possibile che voi siate ecuadoriane! Mi avevano detto che le ecuadoriane sono tutte basse e grassottelle!”.
L’ Ecuador è molto diverso dall’ Italia.
È molto bello per i turisti, ma le risorse che abbiamo non vengono sfruttate, e il nostro paese risulta così turisticamente poco attraente.
Pensate che dalla nostra città, Quito, si può raggiungere a quattro ore di macchina la spiaggia (e c’è sempre caldo!), a tre ore sei sul vulcano Cotopaxi, ad altre quattro ore puoi andare nella foresta amazzonica. La natura è bellissima, è molto diversa da qui… E poi abbiamo le isole Galapagos, che sono le isole più antiche al mondo, dove Charles Darwin ha elaborato la teoria dell’ evoluzione. Ci sono tanti tipi di animali diversi, foche, trichechi, tartarughe centenarie…
Quello che mi piace dell’ Ecuador che la famiglia è molto unita, e non parlo solo di mamma, papà e figli, ma anche nonni, cugini, zii, di primo, secondo e terzo grado. La famiglia è una priorità e i vincoli familiari devono essere rispettati.
E quello che è bello è che in Ecuador è molto più facile avere delle comodità, quasi tutti i miei amici hanno due o tre case, una al mare, una in campagna…noi stiamo molto in casa, ci sono molte più cose da fare rispetto a qui nelle case. Facciamo feste, vediamo la televisione, ci ritroviamo con tutti i parenti, qui invece la vita e molto più proiettata verso l’ esterno, per la strada”.

(Discutono poi animatamente perché una afferma che in Italia c’è ovviamente più cultura e più arte che in Ecuador. Ma non tutte sono d’ accordo, e si arrabbiano:)
“ Vuoi dire che da noi non c’ è tradizione, non c’è cultura?! Gli Incas hanno costruito nella nostra zona geografica uno degli imperi più potenti al mondo! Non sono d’ accordo, dipende cosa intendi per cultura e per arte, anche da noi si è sentita l’ influenza del rinascimento, come in Europa! E l’arte popolare, i ricami che fanno a mano le donne sulle camicie al mercato di Otavalo, quella allora non è arte?”

Matteo: Ok ragazze, tranquille. E cos’ è che proprio non vi piace del vostro paese?
“ Beh, quello che proprio non mi piace in Ecuador è che è molto più pericoloso.
Non è come qui, che puoi uscire a piedi di sera anche da sola, avrei paura. E poi lì si va sempre in macchina, nessuno passeggia per le strade perché c’è veramente troppo traffico”.

Matteo: Ma come mai secondo voi è più pericoloso vivere in Ecuador?
“ Perché ci sono molti più poveri! A Quito vedi delle case grandi, molto belle e ricche, e accanto a queste case vedi delle casette distrutte, sporche…il contrasto è molto forte. Per questo c’è molta più delinquenza, perché ci sono differenze enormi di ricchezza e tra le classi sociali.

<em>Matteo: Ma prima avete detto che la vita in Ecuador è molto più comoda…adesso però mi dite che c’ è moltissima povertà. Avete un’ idea più o meno di che percentuali parliamo?
“ Sì, i poveri in Ecuador sono circa il 70% di tutta la popolazione”.

Matteo: E lo stato come agisce per migliorare questa situazione?
“ Non parliamo dello Stato! Il Presidente, Rafael Correa, è al potere perché tutta la gente che l’ ha votato voleva un cambiamento. Ogni classe sociale era piena di risentimento per diversi motivi, ed è stato votato. Ma è un pagliaccio. Non è cambiato nulla, la gente sta sempre male e non c’è interesse perché il paese si sviluppi. L’ Ecuador, insieme alla Bolivia e al Venezuela stanno cercando di attuare la cosiddetta Revolucion del Siglo XXI, una serie di riforme di stampo socialista che non si sa dove porteranno. Il nostro presidente è molto populista, è per questo che ha successo. La gente povera lo vota perché lui gli fa dei favori, gli dà da mangiare. Voi dite tanto di Berlusconi, ma Correa è molto peggio di Berlusconi.
Qui siete tutti molto più colti, e ne capite molto di più di politica. Da noi c’è un’ ignoranza enorme. Chi non ha soldi per pagare le scuole private ( tutte noi abbiamo sempre frequentato scuole private), deve andare alla scuola pubblica, che è organizzata malissimo, fa schifo. E molti bambini non possono nemmeno frequentare quella, perché devono aiutare la famiglia nel lavoro.

Matteo: E come reagiscono i ragazzi come voi a questo stato di cose?
Quello che accade è che i ragazzi benestanti non si interessano di questi argomenti. Alla maggior parte non interessa emergere, loro vogliono solo vivere nella normalità alla quale sono abituati. Questo non ci piace dell’ Ecuador, che la gente spesso non si fa troppe domande, resta un po’…mediocre. Noi abbiamo molte comodità, e quasi nessuno di noi si interessa di come vanno le cose a livello politico. Invece i ragazzi che non hanno molto, sono molto più attivi, perché sono abituati a doversi arrangiare fin da quando sono molto giovani.

L’ intervista finisce qui.
Sarebbe stato molto più semplice se avessimo intervistato qualche europeo che è stato in Ecuador abbastanza a lungo da capirci qualcosa, perché ci raccontasse con occhi simili ai nostri le differenze e le stranezze che aveva incontrato.
Ma ciò che è più interessante nel racconto di queste ragazze non sono tanto le informazioni che possiamo ricavare anche da internet, ma il fatto che da esso possiamo percepire concretamente la distanza geografica e culturale che ci separa da loro. E questa distanza non ci viene semplicemente descritta, ma ci viene presentata così com’è, attraverso i loro modi di fare apparentemente europei, ma che nascondono paesaggi, tradizioni e abitudini di cui noi non siamo a conoscenza.
Vogliamo farci moltissime domande, ma non a priori, magari partendo da considerazioni che troviamo nei libri, o nei metodi sistematici degli studiosi.
Vogliamo partire dalla lettura delle risposte che ci hanno dato a quest’intervista, perché le domande che vi sono venute alla mente mentre leggevate, queste sono le domande genuine, quelle di cui poi ascolterete la risposta, perché siete veramente interessati.
Alcuni ragazzi attorno a un tavolo che si parlano, così iniziano le relazioni più sincere, proprio quelle che superano ogni tipo di stereotipo.

Se e solo se sarete interessare a sapere di più, noi faremo altre interviste, ognuna su un tema specifico. Ma sarebbe ancora più interessante se veniste anche voi a farle insieme a noi, e ne venisse fuori un dibattito vero e proprio, dove ci confrontiamo tutti insieme.
Pensateci.

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Posted in: Pazzo mondo, Verona