L’oracolo ed il re

Posted on 18 dicembre 2010 di

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Un tempo i sovrani di due regni ormai dimenticati si erano presi tanto in antipatia che presto fra i due era scoppiata una terribile guerra.

A ogni stagione intere flotte salpavano dai porti di entrambi i regni per il fronte nemico, attraverso il braccio di mare che divideva i due reami. I due sovrani seguivano in prima persona le battaglie, presiedendovi ciascuno dal ponte di prua della propria nave Ammiraglia, e conducendo personalmente le operazioni. I due schieramenti per anni ebbero sorti alterne, ed essendosi entrambi i re intestati nell’impresa, tanto spesso e abbondantemente rifornivano le flotte che nessuna delle due pareva mai soffrire l’usura della lunga guerra. Questa si protrasse sino a quando finalmente entrambi i sovrani, di comune accordo, radunarono le rispettive flotte a un varco fra due arcipelaghi nel centro esatto del braccio di mare, per la battaglia decisiva.

La vigilia dello scontro, uno dei due re si recò sull’isola di un vicino oracolo per conoscere in anticipo la propria sorte. Il vecchio oracolo accolse il re e ricevette i preziosi doni offertigli dal sovrano in cambio del suo servigio. Mio re, predisse l’oracolo, conseguirai una magnifica vittoria. Il re, gioiendo delle parole del vecchio, fece portare nuove ricchezze e domandò oltre del proprio destino. L’oracolo allora raccontò di come una dopo l’altra le isole occupate dal re nemico sarebbero cadute al passaggio della sua flotta, e di come città dopo città l’intero regno nemico si sarebbe reso al sovrano vincitore. Ma il re desiderò sapere ancora. E l’oracolo predisse che nuove vittorie e nuove conquiste si sarebbero susseguite. Con le risorse dei nuovi territori avrebbe finanziato una flotta tanto potente da renderlo temibile agli occhi dei piú grandi sovrani delle regioni dell’Est, e con questi avrebbe ingaggiato battaglie ancor piú magnifiche e sanguinarie. Il racconto rapí tanto l’attenzione del re che questi, al calare della notte, ancora non si stancava di ascoltare le visioni dell’oracolo, e dovette spedire il proprio ammiraglio da solo a sovrintendere l’attacco. Conoscendo la propria buona sorte, non vide come la sua presenza sarebbe  stata necessaria, e se ne stette sull’isola dell’oracolo ad ascoltare le proprie fortune. I consiglieri tentarono di dissuaderlo, ritenendo la scelta troppo arrischiata, ma il sovrano pareva stregato dai racconti dell’oracolo, e fu inamovibile.

Al calar del sole del giorno innanzi, un messaggero della flotta reale si vide comparire all’orizzonte. Il re non aveva dormito che poche ore, e già a mattutino era tornato al tempio dell’oracolo perché questi proseguisse il suo racconto. Il messaggero portava grandi notizie. La flotta nemica era stata sbaragliata, e le prime isole avevano ceduto il passaggio alle navi reali, proprio come predetto. Il regno era finalmente preso, la guerra era vinta. Ma il re non parve eccitato alla notizia, come ridesto da un lontano futuro. Che sorta di follia ha preso i miei sudditi, domandò il sovrano, impegnati come sono a festeggiare una vittoria conseguita da tempo? La minaccia, ora, erano i regni dell’Est. Che ne sarà della mia flotta contro i potenti pascià orientali, chiese allora il re all’oracolo. Uno dopo l’altro, rispose questi, saranno assoggettati, e il tuo nome, mio sovrano, sarà conosciuto in tutto l’Oriente. Il re diede ordine di salpare immediatamente con l’intera flotta alla volta dei regni dell’Est, e di non arrestarsi sino a quando ogni singolo reame non fosse stato sconfitto. Ancora una volta, i consiglieri tentarono di dissuaderlo, ma il re rise di loro, e tornò dall’oracolo per proseguire il magnifico racconto.

La flotta partí, e in capo a un anno fece ritorno all’isola dell’oracolo, dove ancora il re stava ad ascoltare le sue fortune, senza piú badare al regno e investendo i piú fidi consiglieri delle proprie responsabilità sovrane. La flotta tornava trionfante. Cosí come aveva recitato il vaticinio dell’oracolo, i regni dell’Est uno dopo l’altro erano caduti, e i loro pascià resi all’intraprendenza del sovrano. Ma al ricevere la notizia, questi scacciò i propri ufficiali, convincedosi di stare a perdere il tempo con uomini prigionieri del passato. Al momento le mire del sovrano sorvolavano l’ormai antico Oriente, proiettandosi oltre, verso i nuovi continenti di là dall’oceano, le terre selvagge, i popoli di un nuovo mondo. Un’ultima volta, i consiglieri tentarono di ammansire l’audacia del sovrano, ma questi li depose definitivamente dal loro incarico, comandando una nuova straordinaria spedizione oltreoceanica che varcasse i confini del mondo conosciuto. Come la flotta fu partita, il re tornò al tempio dell’oracolo, interrogandolo sull’esito delle nuove spedizioni. Ma piú arrischiate e temerarie si facevano le imprese del sovrano, maggiori e piú trionfali seguivano i successi. A ogni ritorno della flotta già il re comandava una nuova impresa militare, allargando di anno in anno i propri confini oltre quanto si ritenesse possibile.

Un giorno l’oracolo predisse al re: quando avrai conquistato, mio sovrano, tanto l’Est quanto l’Ovest, tanto il vecchio quanto il nuovo mondo, tanto le terre emerse quanto quelle sommerse, allora infine verrà il tuo giorno. Ma il re volle sapere dei propri figli, e dei figli dei propri figli, e di generazione in generazione cavalcare la lunga scala della storia umana, finché nel racconto dell’oracolo le vestigia del suo reame si perdettero nelle trame del tempo, e interi continenti cominciarono a spostarsi di oceano in oceano come piccole foglioline trasportate dal vento sul fiore dell’acqua d’una pozzanghera, e nessuno piú ebbe memoria dei grandi reami del passato, nemmeno del suo. Allora gli ufficiali della flotta, dopo anni di ininterrotte battaglie, giunsero per l’ultima volta all’isola dell’oracolo, per comunicare al loro sovrano la conquista definitiva di ogni regno e continente, antico o nuovo, emerso ed immerso. E in quell’attimo solo divenne il sovrano del mondo. Ma l’ineludibile fugacità del proprio destino oppresse il vecchio re, e, perduto nel futuro denaturato che l’oracolo seguitava a raccontargli, dimentico del proprio mondo, del proprio regno, del proprio popolo, fu improvvisamente dimentico di sé stesso. E cosí, senza dolore né memoria, morí l’onnipotente e unico assoluto sovrano che il mondo avesse, o avrebbe in seguito, mai conosciuto.

 Emiliano Garonzi

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