Un urlo per (ri)scoprirsi

Posted on 21 ottobre 2010 di

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di Andrea

Ridatemi le parole necessarie per tutto questo. Ridatemi il mondo, senza surrogati, senza saper cos’aspettarsi. Senza categorie. Senz’aspettarsi nulla da me, non voglio difender il burqa perché sono di sinistra, non voglio esser di sinistra, non voglio comportarmi da adulto ora, da bambino prima, da vecchio poi. Non voglio il dato. L’universo possibile è molto più vasto. Non voglio il fuoco che brucia la vita pubblica italiana. Non voglio la ri-semantizzazione delle vite. Reagire al regime della realtà in nome della possibilità. Prendi un lavoratore medio del Nord Italia: utopia, metafora, inconscio, dolore, atrocità. Parole che non conosce se non dopo esser state prese, interrogate notti intere dai nazisti del pensabile, rimesse in libertà. Amore, Odio, Popolo, Democrazia. Più chi ci comanda ha in seno questi termini, più sono persi. Ridiamoci parole da salvare. Casa, famiglia, benessere. Sembra che solo il cristianesimo possa salvarci.
Prendiamo il cuore di questo, senza utilitarismo o relativismo, andiamone al cuore: alla norma morale dell’apertura.
Prendiamo l’oriente. Una presa non spossessante. Una presa crescente, come la fiamma di candela in candela, il sorriso di viso in viso. Una vita non verso l’alto ma verso l’altro. Una vita di inceppi, rotture, strozzature, contrasti, rischi. Tutto questo è vita, è vita, non lo si evita. Nel momento in cui acquisto per esser felice, medio la mia gioia. Viene persa, trasformata in potenza, mai raggiunta. Sparata in vena come eroina, l’eroina che tanto ci fa paura. Medio la mia gioia, non è immediata. Non sta a contatto con l’essere. Si eleva al di sopra dell’uomo. Se ne allontana e crolla su di noi stampandoci in faccia un sorriso che più che bocca è ferita.
Sento nei vostri sorrisi l’urlo del precipitante.
Chi governa è più ricco. Perché? Si lavora per guadagnare. Perché? Noi siamo fisicamente agiati. Perché? Chiusura. Perché? Il singolo è l’assoluto. Nel momento in cui trovo gioia nel benessere trovo gioia per il singolo. O per una piccola comunità. Questo significa che nel momento in cui devo donarmi, lo farò solo per la felicità, del singolo, mia, della piccola comunità. Denaro, gioia, egoismo. Innalziamo mura, dividere. Il singolo è l’assoluto ma assolutizziamo per un momento la scena pubblico-politica. Dividerci sempre più, verso il singolo. Assuefazione. Siamo assuefatti per accorgerci della distruzione del sociale, in parole come: “ chi governa può prostituirsi per far carriera ”. In politici volgari. Tutto sta nel linguaggio. Schieramento politico. Bellicosità. Il pensiero politico cresce nel confronto e nelle opposte fazioni. Non ci sono più fazioni opposte ma rivali. Non esiste più una vita pubblica. Se esiste è in nome del benessere del singolo. Riproporre la pena di morte. Abbandonarla. Pasolini: fascismo delle coscienze.
Cerchiamo la pietà e la decenza di non chiamarci più esseri umani per favore.
Scioglimento di pensieri consolidati. Pensiero fluido. Incanalato nell’egoismo antropologico. La morte è negativa. La vita è positiva. Tutti felici nel predisposto. I mali della società, la droga. Gli stupri. Gli incidenti stradali. Il cancro. Toccati da questi mali la vita diviene scandalo. Trasformare “scandalo” in “avvenimento”. Lo scandalo è la chiave di volta di tutto il mio narrare. Ma vivendoli ci si accorge di non esserne pronti. Il corpo mio viene prima dell’Italia e delle sue leggi. Un corpo è libero nel mondo, è parte integrante del mondo. L’ossigeno è sempre libero di muoversi verso l’idrogeno per formare l’acqua. Nel momento in cui tutto è rovesciato ecco la clandestinità, la patria. Odio la patria. Solo le persone vuote credono nella patria. Tenetevela pure, datemi il maggiore. Differenza tra confine e limite. Con-fine: il “tra” tra un fine e l’altro, e un inizio. Terra di amalgama. Limite: non plus ultra. Manganelli, respingere. Tutto questo è legato al consumare. Ma la Terra come farà? La società umana (o presunta tale) sta andando verso la distruzione e forse è l’unica soluzione a tutto. La natura è perenne perché basata sulla ciclicità, nulla si crea nulla si distrugge, tutto si modifica. Ogni consumo non ciclico destina il consumato ed il consumatore a perire. È una legge fisica. Ma allora, come difendere la fantasia del possibile?
Come ri-semantizzare, ridare senso se l’unica soluzione rimane l’autodistruzione?
Poche possibilità: fuga verso una vita più vera. Luoghi meno sondati dalla mente. La via artistica: nuove lenti sul mondo, particolari infinitesimali che carburino il possibile, non oltre ma dentro la vita, meta vita, meta. Attesa inerme della fine. Ma non è il mio stile. Restano pochi anni di petrolio (informatevi su cosa sia, vomiterete), poi tutto sarà una celere discesa verso la rovina. L’Europa, la scienza, la morale, la costituzione, la gente non sono più ascoltati. È l’epoca di Berlusconi e Sarkozy. È l’era della Lega. L’era del forte, dell’idea immediata della soluzione più rapida, facile, antinaturale, imponderata e, soprattutto, miope. “Il fine non giustifica i mezzi, i fini sono pregiudicati dai mezzi, un seme avvelenato darà una pianta avvelenata.”
Gandhi.
Qui nemmeno abbiamo i fini, non sono fini. Sono balzi in la. Sono in cima alla montagna. Una sola via dietro di me e tre precipizi davanti a destra e sinistra. Vedo con i paraocchi. La morte è davanti. Dovrei tornare in dietro ma la testa mai sarà così acuta da voltarsi. Vedo d’un tratto la destra, salto. Avrei potuto vedere la sinistra, salto. Sarei potuto rimaner fermo, e morire di fame, autodistruggermi. Ma sono un non-esser umano, un prototipo di oltre-uomo, o meglio, coltre-uomo: coperti di costituito. Teniamoci le aziende venete, andiamone orgogliosi.

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Posted in: Racconti