Sul ponte sventola bandiera verde

Posted on 1 ottobre 2010 di

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Di analisi sulle ragioni sociali della Lega e del suo successo se n’è, credo, sentite fin troppe. Io non sono un politologo,né un sociologo né tantomeno un antropologo. Ma vorrei ugualmente tentare una riflessione, per la gioia (forse) dei miei venticinque lettori – e questa non è modestia alla Manzoni, se sono venticinque è già tanto.

Non vorrei parlare qui di xenofobia, di strategia della paura, di intolleranza cieca. Questi temi sono già evidenti, e noti a tutti, senza bisogno di ribadirli. Ho notato invece che al Nord, dove il Carroccio vince le elezioni spesso con percentuali bulgare, i leghisti si fanno paladini di una sorta di ipercivilizzazione. Mi spiego. Prendiamo in considerazione l’amministratore locale leghista: il sindaco, l’assessore comunale o, al massimo, regionale. Questo dato è fondamentale, perché l’atteggiamento del ‘leghista doc’ appartiene a loro, non alla Lega romanizzata e istituzionale che si presenta in Parlamento o ai talk show politici (con significative eccezioni). Quella è una Lega temprata alle esigenze nazionali, relativamente ragionevole. La Lega dei comuni e delle provincie invece è un partito che si fa paladino del pubblico decoro. Di esempi ne troveremo a bizzeffe, e senza nemmeno troppa fatica, a partire dalla nostra ridente cittadina dov’è vietato sdraiarsi sulle pubbliche panchine, bivaccare sul pubblico suolo, suonare strumenti sulla pubblica piazza per non turbare il pubblico riposo. Ma si arriva a ben altri estremi: ad Abano Terme si era giunti ad incarcerare i mendicanti, in un altro comune lombardo il sindaco ha fatto installare delle telecamere sul greto del fiume per impedire alle coppiette di appartarsi. Questo intendo, parlando di ipercivillizazione: questi politici si fanno portatori dei problemi di una società iperurbanizzata, problemi che in realtà problemi non sono. Non che i problemi, quelli veri, non esistano. Ma non sono così rilevanti da mantenere gli amministratori padani sulla cresta dell’onda. Nelle buone città venete almeno, checché se ne dica, la criminalità è uno scherzo, e la lotta a questa non può significativamente migliorare solo imponendo misure più dure, usando il famoso pugno di ferro. E allora si creano altri problemi, problemi-diversivo. Magiare o meno un panino in piazza è stato per molti mesi il centro del pubblico dibattito.

A questo farsi scudo e spada di una civiltà ai massimi livelli di urbanizzazione, si contrappone però l’uso di un linguaggio semplice (per usare un eufemismo), quasi triviale. Gli esponenti leghisti si fanno in genereun vanto di parlare come mangiano. Spesso vengono usati il dialetto, i costrutti semplici, le metafore elementari e ad effetto, le affermazioni roboranti e radicali, se non la volgarità più gratuita. E questo a furor di popolo.

Ora, il paradosso mi sembra ormai chiaro, e riguarda gli elettori, riguarda gli abitanti di questo Nord industriale e prospero. Parliamo di una popolazione che considera un esempio di degrado trovare una cacca di cane sul marciapiede ma trova perfettamente normale le volgaritò orale e la semplificazione ideologica. E’ un insuccesso degli ultimi cinquant’anni di istruzione pubblica, questo, o è la conseguenza di una provincia che non vuole smettere di esserlo, di città che, pur avendone i mezzi e le opportunità, non hanno il coraggio di staccarsi da una certa ‘facile’ concezione bicolore della vita? Ai posteri l’ardua sentenza.

PS Con un amico si notava come noi giovani libertari (e non liberisti, per carità) si tenda a prendere in simpatia i movimenti secessionisti all’estero (Paesi Bassi, Irlanda ecc), ma a considerare inaccettabile quello nostrano. Anche questo, forse, è un paradosso.

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