Somewhere

Posted on 15 settembre 2010 di

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Somewhere di Sofia Coppola è il film vincitore della 67esima Mostra del Cinema di Venezia.

Una Ferrari nera ultimo modello sfreccia su una distesa di sabbia sempre sullo stesso tracciato circolare, sembra non doversi fermare mai.  La vita di Johnny Marco è così, il perpetuo ripetersi di qualcosa che consuma lentamente.

Sul fatto che in questo non ci sia nulla di originale siamo, credo,  tutti d’accordo. La storia dell’attore hollywoodiano soffocato da una vita dissipata, da volgari starlettes e da ingombranti fotografi che trova una via di fuga nell’innocenza l’abbiamo già vista. Questo non impedisce che Sofia Coppola possa raccontarcela nuovamente dal suo punto di vista.

L’imprevisto che colpisce l’attore si chiama Cleo, la figlia adolescente che vive con la madre. Con lei Johnny si ritrova a convivere per qualche giorno, fino alla partenza della ragazza per il campeggio.

Il film emana sincerità, semplicità e un senso di soffocamento. Non c’è nessun luogo nel film che si possa definire intimo, tutto è impersonale, asettico e vuoto come la vita dell’attore. Lo stile registico si allinea limando ogni sbavatura, ogni inutile virtuosismo. Quello che resta sono continui zoom lentissimi in cui tutto è immobile.

Tutto sommato Sofia Coppola ci ha abituati bene: film intimisti in cui il silenzio impera, ma che non danno mai noia per qualche incursione del rumoroso universo pop (Marie Antoinette e Lost in Translation penso possano essere, forse sbrigativamente, descritti così). Somewhere è diverso, è come un grosso mattone che non si muove mai, non ha niente che lo traini (il momento dei Telegatti forse doveva assolvere questa funzione ma non ha la stessa efficacia) e rimane sempre uguale a se stesso nell’attesa mai soddisfatta dell’inaspettato.

Non siamo di fronte a un film per ragazzine che giocano a fare le alternative e giudicano geniale l’ingresso di un paio di Converse a Versailles, siamo di fronte ad un tentativo di crescita. Questo tentativo è nella direzione del film d’essai ed è abbastanza riuscito per quanto rimanga qualcosa di incompleto. La regista non si diverte a rifare Antonioni, prova solo a dirci che sta tentando di emanciparsi. Diamole ancora un po’ di tempo.

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