Dio è morto

Posted on 14 settembre 2010 di

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Pensavo che ‘Dio è morto’ è una bella canzone.

Non solo perché cita Nietzsche, ma solo a livello di slogan. Non solo perché l’anafora di ‘Ho visto’ riecheggia Ginsberg e il suo meraviglioso Urlo. E nemmeno perché Guccini è Guccini, e si sa quel che riesce a fare con le parole.

E’ una bella canzone perché è una di quelle canzoni che fa alzare e cantare a pieni polmoni, che ti fa venire voglia di scendere in piazza e fare, fare qualcosa, di essere contro, per non ingoiare, la nostra stanca civiltà. E perché è del 1965, ma ci descrive ancora tutti.

E’ una bella canzone, appunto. Ma non una bella morale. Perché poi pensi che è stata scritta nel 1965, e i mali di allora sono i mali di oggi. E perché potresti ridere di un riso sarcastico, ma forse sarebbe meglio piangere, sentire che ‘nel mondo che faremo, Dio è risorto’. Il mondo che ha provato a fare chi quella canzone la cantava ce l’hai sotto agli occhi, ed è lo stesso che volevano distruggere, forse peggio. E probabilmente rideranno ancor più incattiviti quelli che la sentiranno tra vent’anni, sapendo che tu la cantavi, tu, che a cambiare questo mondo nemmeno ci provi, perché le speranze le hai perse ben prima di nascere, le hai perse mentre eri ancora pensiero di pensiero.

E alla fine vedo Guccini, Guccini e la sua faccia di vecchio, la sua vita ritirata, e immagino che sconforto nel cantare quella canzone, nel cantare quel verso. In un solo verso evocare il fallimento.

E’ una bella canzone allora, sì, ma non è vera. Dio non è risorto, Dio è solo rimorto.

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