Innocenti evasioni

Posted on 29 agosto 2010 di

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di C. M. e N. R.

La musica non mi piace, trovo che il sesso sia noioso e le persone che mi circondano sono banali, non desidero un contatto diretto con la realtà, preferisco la sua rappresentazione. Mi limito a filtrare la vita attraverso un obiettivo fotografico, o per lo meno così dice il mio analista.

Sono sulla porta di un locale per fighetti e non mi decido ad entrare. La vedo passare e mi piace quella risata cretina e trovo il coraggio di seguirla. Entro e ordino uno scotch che mi dà subito alla testa, ma non abbastanza da sconfiggere i miei fottuti freni inibitori.
Mi attraggono l’aria di svagata leggerezza che la circonda e la sua silhouette canoviana.
L’opulenza dei suoi fianchi contrasta con l’esilità del suo busto, su cui si scorgono, appena accennate, le rotondità di un seno da adolescente. Provo l’impulso irresistibile di avvicinarla.

Ogni volta che conosco qualcuno, mi sorprendo ad immaginarlo oltre il mio obiettivo, in una di quelle strane scene che ricreo nel mio monolocale.
Ci presentiamo, è già sbronza, e riluttante a lasciare le sue amiche. Io insisto e finalmente accetta d’appartarsi con me. Usciamo dal locale e il suo vestito troppo corto mi svela parte del corpo pallido.
Saliamo in macchina e la invito a posare per me: mi chiede di portarla in un luogo meno affollato.

Ci allontaniamo, fermo l’auto alla fine di una strada senza uscita.
Scendo per pisciare e la ritrovo stesa, sul sedile posteriore, nuda.

Istintivamente la mia mano non si avvicina alla sua pelle tesa e diafana, ma prende la macchina fotografica. Lei resta immobile, come in posa. La sua bellezza neoclassica fa risaltare i fianchi larghi e il seno acerbo. Non ho fatto altro che fotografarla, per tutta la notte.

Sono ancora fermo ed esitante sulla porta di quel fottuto locale, non so se entrare o meno. La mia immaginazione mi gioca dei brutti scherzi, talvolta.

(Ascoltate Il seno, Baustelle)

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