La dolce amarezza dell’estate

Posted on 17 agosto 2010 di

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Ho finito di leggere un libro stasera. Me lo portavo appresso nella borsa di pelle, da mesi.

Si intitola “La Morte Felice”, di Albert Camus.

L’ho letto in modo lento e discontinuo, come mi è solito fare con ciò che mi piace molto, perché non mi conquisti tutto in una volta, privandomi dell’emozione di ogni nuovo incontro.

E’ la storia di un uomo, Patrice, che vede la vita esattamente come la vedo io.

Vive giornate una diversa dall’altra, ma in fondo tutte uguali. E’ pieno di amici, ma ha spesso bisogno di osservare un cielo scuro o un orizzonte estivo, da solo. Ha una persona che lo ama, e lui ne gode i preziosi privilegi, per questa sua rara fortuna.

Ma sembra che qualcosa non vada nella sua vita: tutto lo attraversa senza alcun filtro. Anzi violentemente, come quando siete immersi nell’acqua, e il sole vi colpisce doppiamente. La vita, gli passa attraverso, violentandolo in ogni istante, e lui ha bisogno di farlo capire, senza grandi gesta, ma solo attraverso la luce dei suoi occhi.

Chiunque sta intorno a lui si sente rapito dal suo essere, ma comunque non riesce a scorgerlo.

Come è possibile odiare il sole, quando è lui stesso che ci da calore e nutrimento? Forse a volte ci sentiamo troppo indegni. E forse proprio per questo molte persone temono la bella stagione.

Mersault ama la vita. Fin troppo. E leggendo le parole di Camus, anche voi riuscirete a capire il perché di questo.

Vi sentirete come la prima volta che vi siete innamorati. Come la prima volta che avete provato l’oblio dell’ebbrezza. E questo dolce dolore è proprio la vita che scalpita dentro, insolente.

Ho provato a far leggere, mesi fa, a mia madre “Lo Straniero”, l’altra opera più celebre di Camus, che mi aveva folgorato, per la sua ispida onestà. Lei ne rimase molto spaventata, rigettando il libro perché “triste”.

Io trovo invece triste tutto ciò che viene sbandierato per giusto e felice dal mondo di oggi che mi circonda. Trovo triste la felicità gretta e chiassosa di una barzelletta volgare, o di un affollato centro commerciale.

Penso invece a un triste racconto che può scavarmi dentro, e facendomi fare una scelta importante, mi cambia la giornata, e mi rende sì, un po’ più felice per davvero.

Come la fine beata dell’Uomo Elefante, il lamento disperato di Neil Young, o un’ode di Saffo, anche Albert Camus aveva compreso questa strana morte felice.

E anche tu ora, se vuoi, puoi farne parte.

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