La cinematografia letteraria

Posted on 9 agosto 2010 di

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Di Emiliano Garonzi

(Questo scritto nasce in risposta ad un articolo uscito sull’inserto domenicale del Sole24ore. Se vi interessasse, qui potete trovare una sintesi soddisfacente: http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/14/coerenza_Gottlieb_co_9_091214030.html.
Riteniamo che si possa apprezzare ugualmente anche senza il riferimento alla fonte.)

Se il dibattito sul mestiere dello scrittore fosse: occorre apprendere la tecnica? occorre saper scrivere, occorre essere un vero scrittore, e non un fogliettante improvvisato?, la questione non si porrebbe affatto. Sono pronto a scommettere che chiunque, pubblicato o no, applaudirebbe queste parole. – Certo! ben detto!

Ma imparare, si impara tutti. E a chi verrebbe in mente di dare lezioni di mestiere a uno scrittore senza talento che pur divulga i propri romanzi per mezzo Mondo? Piace. Vende. Direi anzi che il suo mestiere lo sa fare piú che bene. E allora qual è la vera questione, qual è il problema dell’humus letteraria dei nuovi scrittori, che cosa denuncia, forse, Gottlieb? Non i corsi o le lauree in scrittura creativa, il loro valore formativo: figurarsi! I promulgatori di queste iniziative sanno tanto quanto lui che il loro fine è un altro. E allora cosa? L’omologazione degli individui, forse? dei nuovi scrittori venuti fuori dagli stampini delle università statunitensi? No: di piú: l’omologazione della Letteratura stessa. E a cosa? A tutte le altre arti preponderanti nell’epoca contemporanea, prima fra tutte quella cinematografica.

Il problema non è che gli scrittori non studiano o non imparano il proprio mestiere, ma che lo fanno pensando, piú, meno o nient’affatto consapevolmente, nei termini che fornisce il cinema. Ma in questo modo la scrittura rinuncia al proprio potere espressivo per surrogare quello di un’arte diversa. Spesso i libri in commercio raccolgono le scommesse del cinema: essi sono piú copioni che opere letterarie. Preludono già alla propria traduzione cinematografica, se saranno tanto fortunati da averne una. E perché, sennò, si sente il bisogno di ricomporre un’opera scritta in pellicola, ma mai viceversa? Un libro non potrebbe concepire in sé l’espressività dell’immagine in movimento, perché di fatto la scrittura viene considerata e prodotta quale fase primitiva della pellicola, e non come una sua forma parallela.

Poche sono le buone realizzazioni cinematografiche di opere letterarie, e sempre a patto che queste opere siano state scritte quando ancora il cinema non esisteva. Solo i grandi libri, nell’epoca contemporanea, non potrebbero mai essere interpretati dalla cinepresa, perché in essi la Parola grida la propria autonomia, la propria assolutezza, il proprio diritto di esistere. Spesso però, troppo spesso, queste grida risuonano ancora come il triste canto di un cigno.

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Posted in: Libri