EMIL CIORAN: IL CRUDELE DISTACCO

Posted on 3 agosto 2010 di

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“Fallire la propria vita significa accedere alla poesia – senza il supporto del talento.”

“Chiunque non sia morto giovane merita di morire”

Chi era Emil Cioran? E chissenefrega. Questa è la risposta che lui avrebbe gradito udire da qualche nuovo, arduo lettore.

La filosofia fa schifo. E ve lo dice uno che la ama e la insegue ogni giorno. Finchè non incontrai lui, il diavolo apolide che vomitò sul mondo ciò che pensava della vita e dell’uomo. Senza manierismi e mezzi termini.

Per i profani, Emil Cioran è un autore e aforista romeno del Novecento, poi adottato a nuovo eroe, affascinante e scomodo, della “intellighenzia” francese post-Sartre degli anni Cinquanta (e con un uso del francese dei più belli e sconvolgenti della storia della letteratura).

Osteggiato dai suoi compatrioti, scrisse testi oscuri e conturbanti che ammaliarono le menti di tanti giovani lettori che “non avevano freddo agli occhi” e che portavano come un tesoro segreto i suoi libri nel giaccone.

Sì, la sua è una filosofia contro l’uomo e la vita stessa. E allora? Non tutto è esattamente quello che sembra.

Dopo essermi a lungo soffermato sui suoi testi ed essermi confrontato con altri interessati al suo splendido pensiero, ho capito questo: a volte ci si attacca troppo alla vita, dall’arrivare ad odiarla. La continua mancanza di una vera affermazione nel mondo ci fa sentire più disperati di prima e in cerca di risposte inutili: c’è chi si annega nella rassegnazione (Kafka), chi nell’assurdo (Camus) e chi come Cioran nella rabbia e nelle urla.

La sua è una prosa fantastica, semplice e poetica come poche; malvagia e ironica, liberante e furente, come nemmeno Nietzsche era arrivato a concepire, e ogni sua opera è una catena spezzata in più della nostra stanchezza.

Perché se la vita è “il più grande dei vizi”, allora noi dovremo essere presto curati, da qualcuno che non esiste nemmeno più veramente, ma che può darci la nostra ultima, vera consolazione.

Opere consigliate:

Al culmine della disperazione: opera prima, scritta a soli ventidue anni per combattere l’insonnia e sgravarsi del desiderio di suicidio. Forse il suo più grande atto d’amore verso la vita.

Il funesto demiurgo: sull’eresia gnostica, al limite del blasfemo.

Sillogismi dell’amarezza: il suo libro più celebre, tutto costellato di fulminanti aforismi su uomo, vita, natura e dio.

…E come diceva una persona a me cara, leggetelo pensando che lui stia ridendo alle vostre spalle in quel momento.

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