Dialogo con un uomo e un dubbio

Posted on 2 agosto 2010 di

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Nella fuliggine del dubbio, che sporca le mani ma non si lascia afferrare, tanto che ti chiedi se quell’interrogativo ti appartenga, non sai far altro che incespicare, in modo patetico.

Muovi passi incerti, come un bambino, come un ubriaco che si accinga a vomitare.

Rasenti il grottesco, come in una scena dei film realisti che ti piacciono così tanto.

Eppure ti senti solo stordito e non ti pare nemmeno di essere tu ad agire, puoi osservarti comodamente dall’esterno, come fossi al cinema, con i pop corn in mano. Puoi sentire le tue viscere torcersi con dolore, il tuo stomaco chiudersi in uno spasmo di vergogna.

E’ lei, quella vergogna che ci colpisce tutti, quando ci rendiamo conto che l’uomo  può arrivare alla feccia nella botte della sofferenza, quasi trasformarsi in bestia ferita che arranca e non ha più speranza.

Il dubbio ti ha fatto suo, quella domanda esistenziale che ti assilla di continuo non ha a che fare con le situazioni,con le persone, con il tuo sentire. E’ una domanda sulle domande. Sul loro perché.

E se il segreto, la svolta

La chiave di volta per raggiungere la risposta

Non stesse nella ragione,

nel pensiero,

non stesse nella speculazione?

A volte te lo chiedi, vero? Ti dicono di non farlo ma sai che è inevitabile. Io, personalmente, non credo che tu pensi troppo.

Forster ha detto e ancora oggi può dirci: “…Make [my boy] realize that, by the side of the everlasting Why, there is a Yes, a transitory Yes, if you like, but a Yes.”

Tu apprezzi il suo pensiero, ma temi allo stesso tempo che sia riduttivo. Sarebbe bello, dicendo Sì, che tu riuscissi a convivere con il Perché. Però hai paura che siano poli opposti e te ne stai lì, sbattuto dal vento.

A volte vivi con il corpo, a volte vivi con la mente.

C.

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Posted in: Racconti