Cosa vogliono le donne? La risposta in 18 calorie

Posted on 26 luglio 2010 di

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Spunti di riflessione. Chiamatelo neofemminismo, se volete. Le etichette non sono mai importanti. Tema: essere donna, secolo ventunesimo. In teoria, una grande era. Libertà acquisite, parità tra i sessi se non- come denunciano alcuni machisti fuori tempo massimo- soverchio delle gerarchie sessuali. Donne che comandano in famiglia, uomini ridotti al ridicolo ruolo di tirapiedi, così dicono.

E allora guardiamola, la donna da ventunesimo secolo. Il modello che va per la maggiore è la donna alla “Sex and the City”. Lavoro indipendente e gratificante, sessualità disinibita- se non cinica-, cocktail party, vacanze con le amiche, shopping sfrenato. Alzi la mano chi ci si riconosce, o vorrebbe riconoscersi (a vedere il successo e il parlare che si è fatto del film, direi fin troppe).

Indipendenti, sicure di sé, animali da metropoli. Eppure ogni giorno emerge un’altra faccia del gentil sesso: quella debole. E succede quando vedi ragazze che mai diresti subalterne a qualcosa o qualcuno, confessarti di aver paura di essere aggredite. Lo senti tu stessa, camminando da sola di notte, quel panico irrazionale che tenti di controllare, ma che è lì, pronto ad assalirti alla prima ombra furtiva, e allora cammini più veloce per arrivare a casa in fretta.

Eppure un tempo, un tempo che io non ricordo, ma non più di una generazione fa, le ragazze facevano l’autostop da sole sul bordo della strada. Quante di noi, oggi, inizierebbe un viaggio completamente sola? Spesso anche in coppia si fatica ad affrontare i quartieri discutibili di una città straniera. Ce lo si deve imporre. Si deve mettere una briglia di razionalità a quella paura sotterranea che ci percorre. Cos’è successo da allora? Sono cresciute le violenze, o è cresciuta, ingigantita dai mai-abbastanza-vituperati media, la paura, facendo affogare la coscienza appena conquistata della parità sessuale nell’antica impressione di essere, ora come sempre, il “sesso debole”?

Ricordo una pubblicità piuttosto recente. Slogan principale: che cosa vogliono le donne? La risposta, nonché il prodotto pubblicizzato, era una sorta di mousse ipocalorica. Certo, la linea, eterno cruccio (almeno nel comune stereotipo che ha finito per appartenere un po’ anche alle più restie). Ma anche un Parlamento dove non ci sia bisogno di contare la rappresentanza femminile. La parità salariale- non ancora pervenuta, non in questo Paese. Poter prendere un autobus la sera senza timori. Mettersi una minigonna senza sentirsi un bersaglio. Viaggiare da sole, girare da sole, senza considerare il fatto di avere una vagina una grave amputazione alla propria libertà. E, sopprattutto, essere persone, prima ancora che donne.

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