Il golpe silenzioso: ovvero ciò che tutti dovremmo sapere e (quasi) nessuno ci dice

Posted on 21 luglio 2010 di

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Noam Chomsky è uno dei più grandi illustri sconosciuti del nostro tempo. Infatti, a meno che non abbiate affrontato i gangli insidiosi della linguistica, non l’avrete probabilmente mai sentito nominare. Ma oltre ad essere il grande padre della grammatica generativa, Chomsky è anche uno dei massimi intellettuali viventi, e un filosofo e teorico della comunicazione, con un particolare pallino per l’informazione e il ruolo dei media nelle civiltà più avanzate. Dulcis in fundo, è probabilmente tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura (insieme a mezze cartucce come Marx, Shakespeare e la Bibbia, tanto per capirci). Straordinariamente, di questo libro di interviste- a cura di David Barsamian- hanno detto bene persino i giornali che Chomsky critica. E lui non ci va affatto leggero. Ah, quasi dimenticavo: il nostro è stato accusato dalla destra e dalla sinistra americana all’incirca di qualsiasi cosa: “anarchico iconoclasta e nichilista, luddista e antimoderno, anticapitalista, radical-chic, reazionario di sinistra, stalinista e persino fascista”. Un personaggino scomodo, insomma.

In questo libretto di circa 160 pagine, Chomsky spiega, in maniera chiara e semplice, un punto di vista sulla realtà ben diverso da quello che quotidianamente ci danno in pasto media e politici ufficiali (di destra, come di sinistra). Attraverso la sua analisi emerge una società dominata per mezzo del potere politico da grandi corporation, “più totalitarie della maggior parte delle istituzioni che noi definiamo totalitarie nel campo della politica”. Un mondo in cui il potere economico va a braccetto con quello politico e con l’informazione. Anche sull’informazione che si definisce libera, Chomsky ha qualcosa di estremamente interessante da dire. Infatti, sottolinea, ben prima del giornale “c’è un completo, lungo processo di selezione per assicurarsi che chi è destinato a diventare manager, editor o cronista possa fare carriera nel sistema solo dopo aver assimilato alla perfezione la linea editoriale e i valori morali ed economici dei proprietari. A quel punto, i giornalisti possono definirsi abbastanza liberi”. Ma l’autore spara a zero anche sul meccanismo di manipolazione delle coscienze, per cui il popolo tende a trasferire sul potere politico le colpe di un sistema insoddisfacente, a perdere fiducia in esso e a ritirarsi nel privato. Dimenticando che il potere politico è forse l’unico su cui il popolo “sovrano” ha un certo grado di controllo. Il che è esattamente quello che il gruppo elitario dei privilegi economici vuole. E come non arrivare all’economia reale- e l’aggettivo reale suona abbastanza antifrastico, in questo caso-? Secondo autorevoli stime dell’Università di Cambridge, nel 1970 il capitale internazionale si divideva tra un 90% destinato a commercio e investimenti a lungo termine, e un 10% destinato a speculazioni. Attorno al 1990, le stime sono esattamente capovolte. Ma gli investimenti speculativi vogliono una bassa crescita ed una bassa inflazione, e, quindi, bassi salari. Se a questo si aggiunge la possibilità di sbarazzarsi facilmente dei lavoratori non appena questi diventano troppo ingombranti, il risultato è solo uno, la parolina magica che tanto piace agli economisti: flessibilità. Che Chomsky traduce “andare a dormire senza sapere se al mattino avrai ancora il tuo posto di lavoro. Naturalmente, qualsiasi economista sarà in grado di spiegarvi che si tratta di una buona ricetta per l’economia, e lo è se si tratta di aumentare i profitti, ma non di migliorare il tenore di vita della gente”.

Sappiamo già tutte queste cose, non è vero? Si tratta di unire i tasselli del puzzle. La crisi economica, il precariato, i tagli dello Stato- traduzione: trovare un lavoro sottopagato, rimandare la tua sicurezza sociale ,forse, dopo i trentanni e pagare più tasse- non sono calamità naturali. Sono precise conseguenze di determinate scelte economiche. Chomsky crede nel potere del popolo di cambiare le cose, e- voglio essere ottimista, ci credo anch’io. Quindi informiamoci. Attiviamoci. Svegliamoci.

(Il Golpe silenzioso. Segreti, bugie crimini e democrazia. Noam Chomsky a cura du David Barsman. 1994. Edizioni Piemme)

V.P.

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