Motel Connection (un racconto)

Posted on 16 luglio 2010 di

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Anche l’anno scorso sono andato ad un concerto dei Motel Connection, se non ricordo male era alla Gabbia, a San Giorgio in bosco. Non che mi siano mai piaciuti i Motel, ma era una di quelle serate balorde in cui non ti resta altro che affidare la regia a qualcuno che se la senta.
Ero fuori con Andrea, e avevamo beccato due sue amiche da Nardini, una moretta magrolina che aveva da sempre una cotta per lui e un’altra che non conoscevo, un po’ in carne ma con tanta carne anche nei punti giusti e di sicuro non così tanto bella da fare troppo la schizzinosa in fatto di uomini.
Per forza di cose dopo i primi attimi di convenevoli si formano le due pseudocoppie, e, accondiscendenti come un asino a cui porgi la carota, accettammo di buona lena di andare a vedere i Motel, anche ho sempre considerato Samuel una di quelle persone che il limite tra genialità e idiozia l’hanno superato senza neanche degnarsi di mettere la freccia e di scalare la marcia.
Arrivati all’ingresso, dopo 30 minuti di macchina, la voglia di pagare gli otto euro del biglietto mi era finita sotto i tacchi, e propongo spudoratamente alla mia controparte, che riempiva così bene i suoi vestiti con quella carne abbondante e abbronzata, di paccare gli altri due (era la magrolina quella invasata di Subsonica & co.) e di spendere i nostri otto euro nel bar più vicino.
Troviamo il classico bar anni 90, arredato male, non troppo pulito, ma colmo di superalcolici. Tra un bicchiere e l’altro la conversazione inizia a inoltrarsi per sentieri un po’ più seri, anche perchè quando bevo faccio davvero fatica a trattenere la lingua.
Si inizia a parlare di cinema, la squinzia parte con Tarkovskij, io mi esalto a parlare del mio regista russo preferito e l’alcool e il suono della mia voce mi fanno sentire irresistibile, mentre dentro di me cresce la fiducia in un possibile esito piacevole della serata.
Passa il tempo, si svuotano i bicchieri e si passa alla letteratura, e visto che si parla di russi lei inizia a tessermi le lodi di Tolstoj, e nonostante la crescente euforia alcolica, inizio a insospettirmi. Per fortuna che l’alcool e il crescente desiderio (di fica o di alcool? dopo un po’ di bicchieri faccio sempre fatica a capire la differenza…) mi spingono addirittura a farmi passare per un grande estimatore dello scrittore russo più noioso e prolisso.
Parlando di come quella gran vacca della Karenina fosse un capolavoro di realismo, la tipina, al settimo cielo, scaldata dal suo intellettualismo da tipa appena approdata alla grande città dopo un liceo in pieno anonimato, tira fuori un piccolo pezzo di fumo dalla borsetta, e mi chiede se mi va di far su (perchè lei aveva un amico afgano o marocchino o quello che era, gente così interessante, culture diverse, bla bla bla bla nooooooooooooia).
Ovviamente non mi tiro indietro, solo che, dopo i primi tiri, mi cala il sipario. Avete presente quando passate la serata a bere e siete un po’ brilli pur avendo la situazione sotto controllo, e vi bastano due tiri di canna per perdere il controllo della propria testa? Ecco.
L’unico ricordo lucido e indelebile di quei momenti è di lei che inizia a parlarmi di come vorrebbe chiamare suo figlio Swann, perchè Proust le ha cambiato la vita, mentre a me sale un conato di vomito spaziale che mi dà appena il tempo di barcollare lontano un paio di metri e di liberarmi con un ruggito ancestrale.

Col senno di poi, quello è stato il mio momento più intellettualmente degno di nota che abbia mai vissuto. (Proust? cazzo, Proust???? ma mi stai prendendo per il culo????)

Il concerto penso sia da vedere, alla fine per quanto Samuel possa essere un sopravvalutato, sono convinto che dal vivo i Motel possano essere godibili, soprattutto se si è un po’ brilli.

Korsakoff

p.s. volendo interpretare allegoricamente questo raccontino, la tipa che legge Proust rappresenta chi legge Proust credendosi intellettuale per questo, io rappresento chi vomita su chi legge Proust (e soprattutto su Samuel), Andrea e la tipa magrolina (che poi ho scoperto essersi dati parecchio da fare dopo averci riportato a casa) rappresentano chi scopa invece di leggere Proust, ma comunque dopo aver visto un concerto di Samuel.

p.p.s. andiamo tutti a vedere i motel, sbronziamoci, divertiamoci, e proust usiamolo per pareggiare le gambe del vecchio tavolo malandato che teniamo in cantina (anche se grosso com’è, dubito che possa essere utile pure per quello).

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Posted in: Racconti