C’era una volta il muro- impressioni su un libro e sull’Europa dell’Est

Posted on 11 luglio 2010 di

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Un libro che è insieme  viaggio, reportage, storia. Per vedere con occhi di oggi quello che ancora ci ostiniamo a chiamare l’Est, e su cui- nel nostro immaginario- pesa come un macigno l’impronta del comunismo, e di quel muro- simbolico e non- che era la Cortina di Ferro.  Ma quegli Stati che erano Est, le “Repubbliche sorelle”, prima di essere il baluardo europeo dell’Urss erano anche Europa, e dell’Europa erano il centro. Berlino, Germania Est, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria. Storie tormentate, da un Impero a un altro. E storie contemporanee, di Paesi dentro e sulla soglia dell’Unione Europea, divise tra modernismo e conservatorismo culturale, tra entusiasmo e scontento, tra un futuro europeo e una rinascente Ostalgie.

C’è Berlino, che porta i segni della divisione anche nel cuore, dove l’Ovest capitalista si scontra con un’anima dell’Est che ancora palpita di vene socialiste. E che non ama il regime, ma non sopporta l’ineguaglianza arrogante del mondo del libero mercato. E dove un semaforo con il famoso Ampelmann può diventare terreno di una lotta per la memoria. 

C’è la Polonia, orgogliosa e cattolica, terreno di eterni scontri tra imperi, provata prima dal nazismo e poi dal comunismo, la Polonia di Solidarnosc e di Papa Wojtyla,  dove l’ideale di una società libera si è scontrato presto con gli imperativi del liberismo (che di libero ha ben poco, oltre alla radice etimologica). La stessa Polonia in cui oggi gli operai Fiat mandano lettere agli operai di Pomigliano, perché il capitalismo li ha fregati entrambi.

E poi la Slovacchia, il suo nazionalismo, le sue intolleranze, e i problemi dell’europeismo. E la Repubblica Ceca, e Praga la magica, oggi Praga meta del turismo europeo a basso costo, un tempo Praga di imperatori e di alchimisti, e poi la Praga della Primavera e del socialismo dal volto umano, la Praga dove si resisteva all’invasione dell’Armata Rossa scambiando i segnali stradali, e le ragazze baciavano i passanti per distrarre i soldati. La Praga di Kundera, e dello scandalo Kundera. E la Praga dove uno scrittore (Vaclav Havel) guida il dissenso e diventa primo Presidente non comunista.

E infine l’Ungheria, l’Ungheria dalla schiena dritta, e gli Ungheresi  dagli sguardi fieri di chi ha lottato, sempre: prima contro l’Impero Asburgico (fino a piegarlo ad una sorta di indipendenza), e poi con il gigante sovietico. L’Ungheria che fu la prima a ribellarsi, anno 1956, alle imposizioni dell’ingombrante vicina Russia, con Budapest che esplose sotto la guida di Imre Nagy, comunista eretico, e non si fermò finchè non arrivò l’Armata Rossa a mostrare il suo volto peggiore, e fu sangue. Ma quanto quella coraggiosa ribellione influenzò i destini non solo dell’Ungheria, ma anche dell’Occidente. Budapest oggi è la perla del Danubio, persa tra la sua bianca cattedrale di Santo Stefano, i suoi fatiscenti edifici comunisti, e la sua Margaret Sziget, dove ogni estate si celebra il grande festival musicale che raduna giovani- enon solo- in questa isola verde in mezzo al Danubio. E Budapest dove, fuori dalle mura, esiste un parco che conserva le grandi statue sovietiche, tra sentieri a forma d’infinito. Perché la memoria, anche quella, va puntellata.

Un libro che ti trasporta leggero tra pagine di storia, scatti contemporanei, atmosfere, politica, paesaggi. E che mi ha convinto che le guide di viaggio possono essere accessori per turisti tristi, ma che per capire un posto, forse, non bastano le impressioni a pelle.

Monumento a Imre Nagy, Budapest

(C’era una volta il muro. Viaggio nell’europa ex.comunista. Tacconi Matteo. Catselvecchi, 2009.)

V.P.

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