COMUNANZA CREATIVA – un augurio, non un racconto

Posted on 9 luglio 2010 di

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Faceva piuttosto caldo per essere ottobre:  una brezza estiva soffiava nella piazza dell’eterna Ville Lumière, trasportando parole, strappandole dalle menti indaffarate e stanche degli avventori di una tra le tante terrazze.  Il vortice di parole mai  pronunciate non si vedeva ma aveva ormai invaso ogni interstizio, si andava ad infilare in ogni pertugio, in modo inesorabile. Andava a ritmo di musica, quella musica di fisarmonica o vecchio violino che solo a Parigi trova una dimora accettabile e degna e, seguendo questo ritmo –il ritmo di chi sa render bella la noia trasformandola in piacevole e struggente malinconia -, creava immagini nelle teste degli stanchi, grigi personaggi che occupavano la scena. Erano sulla terrazza e  bevevano caffè, facevano colazione con lo sguardo perso nel vuoto. Le parole del vortice nel frattempo si scambiavano di posto in un turbinio inarrestabile, nessuno però lo notava. La novità creativa avanzava, si impossessava di quelle persone, delle loro menti. Era una forza strisciante e necessaria. A tratti pareva una lama sottile che tagliava i vecchi circuiti della memoria creando connessioni nuove e collegamenti prima impossibili,  a tratti un’idea bizzarra, un lampo di genio che tornava a galla dopo essere stato chiuso nella stanza delle dimenticanze volontarie. Si trattava, per alcuni, di sprazzi di luce nel buio nebuloso, nella notte della coscienza. Nuove frasi e nuovi concetti uscivano dal vortice e trovavano nuovo insediamento. Altri infatti ricevevano le idee del proprio vicino quasi senza accorgersene e riuscivano in qualche modo a migliorarle, a lubrificarne gli ingranaggi facendo loro acquistare nuova logica. Pian piano gli uomini iniziarono a svegliarsi, stuzzicati dai nuovi pensieri, a  togliersi la polvere dalle maniche e ad osservare con curiosità i loro vicini di tavola.  Sentivano ora anche la musica che proveniva da sotto il porticato, dalla parte opposta della terrazza. Gli uomini erano ormai svegli, iniziava l’età della comunanza.  Tutto questo in una piazza parigina sul finir dell’estate. L’inverno avrebbe portato frutti.

Questo è il mio augurio. E’ per me, per i miei amici, per questo blog neonato.

C.

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Posted in: Racconti